Nell'ottobre di quell'anno Linus Binello ha un incidente in moto, alcune date sono già state confermate e Fabrizio Rizzolo lo sostituisce per il periodo in ospedale.
Subito dopo, decide di mandare al diavolo lo "status" di "Brian Ice", troppo divertente uscire con i Farinei, e diventa parte del gruppo a tutti gli effetti.
In questo periodo, con le canzoni "Son due ore che ti aspetto" e "Machu Picchu", partecipano a "Sanremo Follies", "Cera una volta Fluff" e diversi passaggi su "Blob".
Giosef P. Baronio, che allora iniziava a segure il gruppo in qualità di fonico (soprannominato "l'albanese volante" anche per alcune sue inimitabili danze alla console) racconta:"...Io allora seguivo i Farinelli come tecnico (avevo già suonato le chitarre a partire da "Balengo", primo brano suonato da me) e come amico. Denotavo già balengheria a iosa, infatti ero talmente poco invadente che un addetto della RAI esclamò "…ma i Farinei sono in quattro o cinque…?"…e mi cacciarono in malo modo dal palco. Un must…"
Le richieste per cantare dal vivo si moltiplicano e gli impegni si susseguono, alcuni brani compaiono su varie compilations e discomix.
Dall'amico/produttore Piero arriva il premio per avere venduto 10.000 cassette, un vero record.
Nel 1992 è la volta di "Farinei dla brigna III", la consacrazione definitiva ed il termine di un ciclo.
Se infatti nella prima copertina venivano ritratti da bambini, nella seconda da adulti (un po' truccati da delinquenti) qui abbiamo tre arzilli vecchietti alla presa con i loro mestieri, tra le altre cose per queste copertine il truccatore ha nome Francesco "Cirio" Martinetto, che ritroveremo più tardi.
Ma sopratutto durante l'anno di uscita di questo lavoro vengono chiamati a fare più di 35 date in tutto il Piemonte.
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